Oasi WWF Cratere degli Astroni

Cratere perfettamente conservato (sistema vulcanico dei Campi Flegrei) dove si estende uno dei più importanti boschi storici italiani, ultima testimonianza di ciò che era il contesto naturalistico della provincia di Napoli fino al secondo dopoguerra. Il cratere degli Astroni è stato generato a seguito di sette eruzioni successive, avvenute tra 4.100 e 3.800 anni fa.L'estensione è di 247 ettari.

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Cratere perfettamente conservato (sistema vulcanico dei Campi Flegrei) dove si estende uno dei più importanti boschi storici italiani, ultima testimonianza di ciò che era il contesto naturalistico della provincia di Napoli fino al secondo dopoguerra. Il cratere degli Astroni è stato generato a seguito di sette eruzioni successive, avvenute tra 4.100 e 3.800 anni fa.L’estensione è di 247 ettari.
L’edificio craterico, definito “anello di cenere” poiché è costituito prevalentemente da ceneri e scorie vulcaniche originate dalle grandi eruzioni, risulta perfettamente conservato e presenta un orlo di forma ovale, con un’estensione di 247 ettari, un perimetro di circa 6 km, un diametro massimo di circa 2 km e un dislivello compreso tra 9 metri e 261 metri s.l.m. (sperone di Torre Nocera). È proprio a seguito di queste eruzioni particolarmente violente che tutti i crateri dell’area flegrea non presentano la classica struttura a “cono” e sono difficilmente rintracciabili rocce laviche. Gli Astroni sono uno dei pochi siti dove è possibile osservare queste lave dette “trachiti”, che costituiscono una parete rocciosa denominata “la Caprara” o “cava trachitica”, in quanto utilizzata in passato per lo sfruttamento edilizio delle rocce ivi presenti. Il fondo del Cratere degli Astroni presenta, in seguito ad una attività vulcanica secondaria, alcuni rilievi: il Colle dell’Imperatore (76 metri), il Colle della Rotondella (59 metri), i rilievi dei Paglieroni (17 metri). Il fondo presenta inoltre tre laghetti Lago Grande, Cofaniello Piccolo e Cofaniello Grande.

Storia del Parco

Le prime notizie storiche relative agli Astroni ci giungono dal medico salernitano Pietro da Eboli che nel XIII secolo, dovendo redigere un trattato sugli usi delle acque termali, raggiunse i Campi Flegrei: tra queste descrive le strutture termali di epoca romana presenti negli Astroni. Nel cratere degli Astroni nel XV secolo Alfonso d’Aragona istituisce una riserva reale di caccia, destinazione d’uso che durerà fino alla fine della monarchia in Italia. La funzione di riserva di caccia assunse importanza in particolar modo nel ‘700, tanto che Carlo III di Borbone fece ampliare la torre d’ingresso ed erigere un muro di cinta lungo l’orlo del cratere nonché di realizzare un casino di caccia denominato “la Vaccheria”: torre Nocera e torre Lupara furono edificate in quell’occasione. Di queste strutture ci rimangono oggi solo dei ruderi ma è in attuazione un progetto regionale per il loro recupero. Per tutto il Novecento fino agli anni Settanta la Riserva viene gestita dall’Opera Nazionale Combattenti e successivamente, con l’istituzione delle Regioni, acquisita dalla Regione Campania. Da quegli anni parte una gestione scellerata del territorio adibito dal dopoguerra a parco pubblico, in cui era possibile svolgere qualunque tipo di attività ed era consentito l’accesso alle autovetture. Il progressivo declino del bosco si arresta al termine delle lunghe battaglie intraprese dal WWF per una salvaguardia del territorio. Finalmente nel 1987 il Ministero dell’Ambiente, da poco istituito, decreta la nascita della Riserva Naturale dello Stato e definisce nuove regole di fruizione del territorio.

Specie animali e vegetali

Nel fondo, che scende a 9 m. si trovano tre specchi d’acqua che presentano vegetazione tipica delle zone lacustri (canne, giunchi, tife e salici). Sul fondo del cratere si trovano specie botaniche di tipo submontano, come castagno, rovere, farnia, olmo, carpino, robinia, e specie piantate artificialmente, come il pioppo canadese e la quercia rossa; le pendici e la parte superiore del cratere sono ricoperte invece di tipica macchia mediterranea sempreverde tra cui lecci ed erica.
Tra gli animali, troviamo la volpe, il ghiro, il moscardino, il mustiolo etrusco, il più piccolo mammifero d’Europa e soprattutto uccelli, come l’occhiocotto, la capinera, il merlo, la gazza, la ghiandaia, il pettirosso, le gallinelle d’acqua, il gruccione, il picchio rosso maggiore (simbolo della Riserva), e specie di passo come la folaga, l’airone cenerino, la garzetta, la pavoncella, il porciglione. Le zone lacustri vedono la presenza di anfibi e rettili, quali la rana verde, la rana agile e la natrice dal collare. Il Parco è di grande rilevanza per la nidificazione del tarabusino e soprattutto della moretta tabaccata di cui gli Astroni sono, a tutt’oggi, l’unico sito di nidificazione in Campania.
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