Isole, Procida

Procida, isola del Tirreno, è situata all' imbocco del Golfo di Napoli, fra Ischia (a ovest) e Capo Miseno (a est). Con i suoi 4 chilometri quadrati di superficie, è la più piccola tra le consorelle Ischia e Capri, ma conta quasi 11.000 abitanti(procidani).Ad ovest di Procida e collegato a quest'ultima tramite un ponte, guardando verso Ischia, si erge l'isolotto disabitato di Vivara, completamente ricoperto di macchia mediterranea.

Storia:

Delle tre maggiori isole del golfo di Napoli, Procida è la più piccola, e in molti la ritengono un antichissimo “distacco” geologico dell’isola d’Ischia. L’isolotto di Vivara, che ne è parte integrante, vanta insediamenti umani, fra i più antichi documentati nella Campania, a partire dal neolitico. Di origine vulcanica, come tutta la zona flegrea a cui appartiene, Procida conserva gli antichi crateri, ora in parte erosi, nelle insenature della Chiaiolella, del Carbonchio e del Pozzo Vecchio. Secondo Plinio il nome Prochyta deriva dal greco: prochyo (profondo) ma più attendibili sono le teorie del Marchianò, che cita l’antico termine pelasgo-albanese Prei ysta (è vicina) riferita alla più grande Pithecusa (Ischia)e di Marcello Eusebio Scotti e Antonio Maria Scialoja, che sostengono che l’isola fu anticamente chiamata Procima (prima Cyme) per la vicinanza al Monte di Cuma. La scoperta a Vivara di ceramiche micenee ci riporta ancora ai greci quali primi abitatori dell’isola fusi a inevitabili presenze autoctone.
Molte testimonianze di epoca romana dimostrano come Procida seguisse anche le vicende di Ischia e Capri.
Onorata dai poeti e dagli storici latini Procida fu citata da Virgilio che la chiamò “alta” e da Stazio che la definì “aspera”. Nel periodo del ducato bizantino era già celebre per il suo vino se il Conte di Miseno pretendeva già l’omaggio di venti urne di vino di Procida. Subì i guasti dei Visigoti di Alarico e dei Vandali di Genserico. Continue scorribande saracene che funestavano le coste campane costrinsero gli abitanti di Miseno a rifugiarsi a Procida e il duca annise quel territorio alla giurisdizione dell’isola tanto che ne derivò il nome Monte di Procida per la punta di Miseno. Intorno al primo secolo del Mille si stabilirono a Procida i benedettini nel cenobio di S. Margherita Vecchia che sovrastava la spiaggia della Chiaiolella dando inizio a quella grande fioritura di fede che riempirà l’isola di chiese e di cappelle fino a tutto l’Ottocento. Sul finire del regno normanno, l’isola divenne feudo della famiglia che ne prenderà il nome ed avrà in Giovanni da Procida, eroe dei Vespri Siciliani del 1282, il primo vero signore dell’isola. Forse il castello baronale doveva ergersi nella cittadella della Terra Murata dove si trova il grande complesso religioso che è stato, in parte in tempi moderni, sede di un penitenziario tristemente noto, da poco abolito con il trasferimento in altri edifici penali degli ultimi ergastolani. procida-ponte-di-vivara
L’isola passò poi ad altre signorie fino a che , nel 1734, con l’avvento di Carlo III di Borbone e del Regno delle Due Sicilie, la sua storia si fuse con quella di Napoli. Fino ad alcuni anni addietro l’isola era molto gelosa della sua “intimità”, attualmente la crisi della marineria ha portato gli interessi di Procida verso un più remunerativo turismo. Ogni anno, in occasione delle feste marinare di antica origine popolare, si elegge la “Graziella” in ricordo del personaggio di La Martine. Il Venerdì Santo si celebra la festa del Cristo Morto con riti solenni e una pittoresca processione di incappucciati. La statua del Cristo, che viene esposta ai piedi dell’altare maggiore dell’abbazia di San Michele, è opera di uno scultore di presepi, Carmine Lanriceni, che la realizzò nel 1728. Il Lanriceni viveva a Napoli ed era una persona dabbene, ma non si sa perché, per molti anni, si disse che era stato condannato all’ergastolo per un truce delitto e che, liberato per grazia sovrana, aveva scolpito la statua in segno di riconoscenza. La festa comincia alle sette del mattino, col raduno della confraternita degli incappucciati, e poi, al suono della tromba e nel rullo cupo del tamburo, comincia la processione che durerà fino a sera, tra riti religiosi e sagra popolare.
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