Galleria Umberto I

La costruzione della galleria Umberto I fu realizzata in un contesto sociale e in una situazione edilizia resi drammatici dall'epidemia di colera del 1884; l'espansione del morbo costrinse, infatti, la classe politica ad affrontare il problema, ormai inderogabile, di un rinnovamento generale della struttura urbana.

All’incrocio dei bracci sedici travature reticolari costituiscono l’ossatura dell’ampia ed aerea cupola e, partendo da un anello in ferro decorato da stelle, si collegano al centro mediante un altro elemento circolare a sua volta sormontato da una copertura vetrata. Semplici elementi decorativi in ferro seguono l’andamento delle arcate d’imposta infittendosi in corrispondenza dei pennacchi dove angeli in ghisa danno risalto al nodo strutturale. La stessa contenuta impostazione viene perseguita nelle facciate esterne; qui un alta pilastrata, comprendente tre piani con ampie vetrate, fa da base alla liscia superficie superiore; un carattere enfatico e rappresentativo si riscontra unicamente sul prospetto principale, di fronte al S. Carlo, riccamente ornato di statue in marmo e nicchie.
La grande struttura in ferro e vetro divenne il simbolo della classe borghese e dell’avvenire capitalistico della città contrapponendosi, anche visivamente nel panorama urbano, alle emergenze architettoniche delle passate classi dominanti.
Centro artistico e mondano tra la fine dell’Ottocento ed i primi decenni del Novecento, vi si trovava il celebre salone Margherita, che ospitò i maggiori artisti del varietà da Fregoli a Maldacea, da Elvira Donnarumma alla Fougè.
Frequentato fino al 1912 dalla migliore aristocrazia di pensiero e di sangue, cominciò a decadere fra le due guerre fino a ridursi a sala cinematografica di infimo ordine, che fino a qualche decennio addietro ospitava ancora modesti avanspettacoli per scioperati e “filonisti” che vi trascorrevano l’oziosa mattinata e parte del pomeriggio.

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