Galleria Umberto I

La costruzione della galleria Umberto I fu realizzata in un contesto sociale e in una situazione edilizia resi drammatici dall'epidemia di colera del 1884; l'espansione del morbo costrinse, infatti, la classe politica ad affrontare il problema, ormai inderogabile, di un rinnovamento generale della struttura urbana.

galleria_umberto_intSenza far torto all’indubbia validità del progetto Rocco, dobbiamo ricordare che fu determinante, ai fini della realizzazione di esso, il versamento, all’atto della sua presentazione, di una cauzione di 100.000 lire da parte della Società dell’Esquilino di Roma, quale futura ditta appaltatrice. Quantunque nella fase esecutiva fossero apportate alcune varianti all’idea primitiva, i lavori procedettero celermente: il 10 novembre 1892 la galleria venne inaugurata solennemente dal sindaco Nicola Amore e, per l’occasione, si tenne un’esposizione di prodotti artistici, industriali e artigianali. All’interno della galleria, il contrasto fra la struttura in ferro, anche questa volta limitata alla sola copertura, e le sottostanti lunghe facciate neorinascimentali è felicemente risolto con l’adozione di un unico procedimento per ambedue i materiali non tenendo conto della loro differente natura, nel preciso intento di sottolineare il valore strutturale degli elementi portanti. Si attua in tal modo una perfetta rispondenza tra l’intelaiatura dei pilastri in muratura e le arcuate sagome delle consistenti travature reticolari che insieme contribuiscono a caratterizzare l’opera.
C’è da osservare che nella galleria Vittorio Emanuele di Milano costruita da Giuseppe Mengoni oltre vent’anni prima (1865) e divenuta un costante termine di riferimento per quella napoletana, non si riuscì a realizzare un accordo così unitario tra i due diversi materiali adottati. Nel nostro caso, inoltre, una quasi totale eliminazione della muratura viene effettuata nelle pareti terminali dei bracci, prive di funzioni portanti, mediante ampie aperture sulle strade circostanti.
Per la stessa ragione al piano terra lisci pilastri, privi di decorazione, inquadrano le vetrine dei negozi e gli ampi vani dei mezzanini, ed ancora, nei piani superiori le serliane e le bifore sono arretrate rispetto a una fascia liscia su cui aggettano i pilastri. La decorazione inoltre, ad intrecci di fogliame su fondi dorati, opera di Ernesto Di Mauro ed Antonio Curri, è subordinata all’impaginatura architettonica ed è, quindi, contenuta entro precisi spazi.

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